Per legge (Reg. UE 1007/2011) è obbligatoria la composizione fibrosa, con i nomi ufficiali delle fibre e le percentuali in peso.
In Italia le informazioni al consumatore vanno date almeno in italiano; negli altri paesi, nella loro lingua.
I simboli di manutenzione in Italia sono facoltativi, ma se ci sono devono essere corretti. In alcuni paesi UE sono obbligatori.
Il "Made in" non è obbligatorio, ma se lo scrivi deve essere vero: le indicazioni false o ingannevoli sono sanzionate.
Obbligatorio o facoltativo?
Su un'etichetta tessile convivono informazioni imposte dalla legge e informazioni che il brand sceglie di dare. Accendi e spegni le voci qui sotto: l'etichetta si compone dal vivo e ogni riga ti dice se è obbligatoria.
La composizione: le regole
La composizione fibrosa è l'unica informazione che il Regolamento UE 1007/2011 rende sempre obbligatoria. Le regole principali:
Si usano solo le denominazioni delle fibre elencate nel regolamento (allegato I), per esteso: niente abbreviazioni per il consumatore.
Le fibre si indicano con la loro percentuale in peso, in ordine decrescente.
Solo se il prodotto è fatto interamente della stessa fibra, con piccole tolleranze per fibre estranee.
Se ci sono parti non tessili di origine animale va scritto: "Contiene parti non tessili di origine animale".
Le lingue
Il regolamento europeo chiede che l'etichetta sia scritta nella lingua ufficiale dello Stato in cui il capo viene venduto al consumatore, salvo diverse disposizioni di quello Stato. In Italia il Codice del Consumo (art. 9) richiede che le informazioni siano date almeno in italiano, con visibilità e leggibilità non inferiori alle altre lingue.
Paesi con più lingue ufficiali (come il Belgio) possono avere regole proprie: prima di stampare, verifica il mercato di destinazione.
I simboli di manutenzione
In Italia l'etichetta di manutenzione non è obbligatoria, ma se c'è deve essere corretta e corrispondere a come il capo va davvero trattato. In altri paesi dell'Unione è obbligatoria: se vendi all'estero, verifica le regole del paese di destinazione.
I simboli seguono lo standard ISO 3758, aggiornato a dicembre 2023, sempre in quest'ordine. Ogni simbolo indica il trattamento più energico che il capo sopporta senza danni.
I simboli seguono il codice internazionale di manutenzione (ISO 3758:2023), lo stesso usato in tutta Europa. Li inseriamo noi nella grafica dell'etichetta, in base al tessuto e alle istruzioni del capo.
Il materiale dell'etichetta deve resistere ai trattamenti indicati almeno quanto il capo su cui è applicata.
Etichetta e simboli devono restare leggibili per tutta la vita del prodotto.
Il "Made in"
A livello europeo, oltre alla composizione, il regolamento tessile non impone altre informazioni: il paese di origine è facoltativo, così come la taglia. Ma quando c'è, deve essere vero.
Si può fare
- Non indicare l'origine
- Indicare l'origine vera, secondo le regole europee sull'origine delle merci
- Usare il marchio del brand, purché non faccia credere a un'origine diversa
Da evitare
- "Made in Italy" su un capo che non è di origine italiana (indicazione falsa)
- Parole, bandiere o segni che fanno credere a un'origine italiana che non c'è (indicazione fallace)
In Italia le indicazioni di origine false o fallaci sono sanzionate dalla Legge 350/2003 (art. 4, comma 49 e seguenti). Per i casi dubbi sull'origine di un capo lavorato in più paesi, conviene un parere esperto.
Com'è fatta un'etichetta a norma
Il regolamento dice anche come deve essere l'etichetta, non solo cosa c'è scritto:
Le descrizioni vanno scritte con caratteri uniformi e devono essere visibili prima dell'acquisto, anche online: nelle schede prodotto dell'e-commerce la composizione deve comparire come sul capo. Per questo le informazioni obbligatorie stanno di solito su un'etichetta stampata su nastro, cucita in una cucitura interna, mentre il marchio va su un'etichetta tessuta al collo.
Cosa sta cambiando
L'etichettatura tessile è un campo in movimento. Due temi da tenere d'occhio, non ancora obbligatori nel momento in cui scriviamo:
La Commissione europea sta rivedendo il regolamento sull'etichettatura tessile, anche sull'indicazione del paese di fabbricazione.
Con il regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile arriveranno informazioni digitali sui prodotti, spesso tramite QR code. Il tessile è tra i primi settori interessati.
Quando queste regole diventeranno operative aggiorneremo la guida. Nel frattempo possiamo già stampare QR code sulle etichette, se vuoi collegare il capo a una pagina di informazioni.
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Domande frequenti
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Fonti
- Regolamento (UE) n. 1007/2011 relativo alle denominazioni delle fibre tessili e all'etichettatura, artt. 5, 7, 9, 12, 14, 16. EUR-Lex
- Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005), art. 9 "Indicazioni in lingua italiana". Brocardi
- Legge 24 dicembre 2003, n. 350, art. 4, comma 49 (indicazioni di origine false o fallaci).
- ISO 3758:2023, "Textiles — Care labelling code using symbols". iso.org
- GINETEX, sistema internazionale di etichettatura di manutenzione. ginetex.net
- Ministero delle Imprese e del Made in Italy, "Guida tessile: prodotti sicuri" (2019). mimit.gov.it
- Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento, "Il nuovo regolamento sull'etichettatura dei prodotti tessili", Camera di Commercio di Brescia. bs.camcom.it
Guida aggiornata a settembre 2026. Il contenuto obbligatorio dell'etichetta è responsabilità di chi mette in commercio il prodotto: queste indicazioni sono un promemoria pratico, non una consulenza legale. Per gli obblighi fa sempre fede il testo ufficiale in vigore. Icone: Phosphor (MIT) e Material Design Icons (Apache 2.0).